Si è svolto nei giorni scorsi nella sala riunioni dell’ufficio Coldiretti di Cortemaggiore, l’incontro provinciale in preparazione dell’assemblea nazionale del 2 luglio, a cui parteciperà una folta delegazione piacentina.
Alla presenza di dirigenti e soci, i lavori sono stati aperti dal vice presidente provinciale Gianpiero Cremonesi, che ha sottolineato l’importanza, ma soprattutto la concretezza dei progetti messi in campo da Coldiretti in questo ultimo anno, dalla costituzione di Consorzi Agrari d’Italia, ad Unci, fino all’accordo Maccaferri.
Giovanni Morini e Franco Fittavolini, responsabili delle unità locali rispettivamente di Cortemaggiore e Fiorenzuola hanno ripercorso le tappe dal 30 aprile, momento in cui è stato presentato ufficialmente il progetto per una “filiera agricola tutta italiana”. Un progetto in continua evoluzione, ha ribadito il direttore di Coldiretti Piacenza Massimo Albano, che “ci permette di crescere nella trasparenza e nella coerenza, e che necessariamente deve conquistare spazi nella filiera e “firmarla”; noi non produciamo materia prima agricola, ma cibo; e quindi lo dobbiamo necessariamente “firmare” ed evitare così il vero grande male di questo paese: la contraffazione.
Solo un esempio, ha continuato Albano, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano negli Stati Uniti hanno avuto un aumento record in valore del 55 per cento nel 2010; ma a fronte di diecimila tonnellate all’anno di questi formaggi, si producono quasi 70mila tonnellate di Parmesan, tra Wisconsin, New York e California. In altre parole è originale solo una scaglia su otto. Ma il problema non riguarda in realtà solo Parmigiano o Grana, ma l’intero Made in Italy agroalimentare colpito dal fenomeno crescente della “pirateria” internazionale. E’ per questo motivo che diventa “vitale” accelerare sull’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Parlare di cibo, ha ribadito il direttore, e legarlo al luogo in cui viene prodotto ci costringe a qualificare il nostro territorio e ci consegna un ruolo sociale fondamentale. Questo nostro percorso economico, nato per rafforzare la capacità competitiva delle imprese agricole, superando le debolezze strutturali, di fatto ci eleva come organizzazione. La gente non ci riconosce soltanto per il fatto che produciamo grano, ma soprattutto perché ci battiamo tutti i giorni per l’origine in etichetta, per costruire i Mercati di Campagna Amica dove si può consumare fresco, sano e genuino al giusto prezzo. Ci riconosce questi valori che vanno oltre l’economico e che non sono più misurabili in Pil; ma rappresentano i valori immateriali della nostra agricoltura.”
“La nostra organizzazione, ha concluso Albano, rappresenta l’economia reale, quella vera. Ecco il motivo del titolo dell’ assemblea “vince il Paese vero”.
Numerosi gli interventi da parte di dirigenti e rappresentanti di strutture economiche; tutti concordi sul fatto che Coldiretti è l’unica Organizzazione che ha un progetto e la forza per orientare e per tracciare un percorso coerente e senza contraddizione; “in altre parole, ha concluso Cremonesi, noi nelle nostre scelte e nel nostro percorso ci mettiamo la faccia, esattamente come sui nostri prodotti.”