La legge 33/2009 era necessaria e indispensabile per risolvere una vicenda, vecchia di 25 anni, pagata a caro prezzo dal comparto zootecnico soprattutto in termini di poca trasparenza del mercato, che da anni viene “inquinato” da latte irregolare e da latte e cagliate importate, che fanno crollare i prezzi alla produzione.
Questa situazione, appunto, è sempre stata ulteriormente aggravata dal latte prodotto fuori quota, immesso sul mercato e commercializzato attraverso uno strano “binario parallelo”, provocando un ulteriore abbassamento dei prezzi, una concorrenza sleale nei confronti dei produttori onesti… insomma una sorta di “turbativa di mercato”.
Del resto, senza la legge 33, si sarebbero continuate a prelevare risorse dalle tasche di tutti gli agricoltori per pagare all’Unione Europea le multe generate dagli splafonatori che il nostro sistema giudiziario, malgrado le denunce che Coldiretti in prima persona ha presentato, non è stato in grado di far pagare e che negli anni è costata circa tre miliardi di euro.
Con serietà e pragmatismo abbiamo voluto gestire una situazione che è stata imposta all’Italia dall’Unione Europea, per risolvere definitivamente il problema del latte fuori quota.
A distanza di tempo la nostra Organizzazione e i nostri allevatori hanno dimostrato serietà e trasparenza e noi più volte abbiamo anche sostenuto nelle sedi opportune, che avremmo vigilato affinchè la normativa non andasse a favore di pochi, ma fosse davvero lo strumento necessario per risolvere una situazione divenuta ormai insostenibile.
Alcuni giorni fa, nel momento in cui è stato presentato l’emendamento alla manovra finanziaria, sulla proroga del pagamento delle quote latte, il nostro presidente Marini ha dichiarato: “non scherziamo con il fuoco perché c’è un limite alla presa in giro degli agricoltori oltre il quale nessuno potrà contenerne le conseguenze.” Abbiamo evidenziato che l’emendamento non aveva nulla a che fare con la crisi agricola.
La questione vera, che non si voleva raccontare, è che, si è cercato di trovare un ulteriore escamotage per allungare i termini di pagamento a chi non ha mai pagato le multe del latte, magari per agganciarsi a quell’improbabile filo di speranza secondo il quale l’Italia non avrebbe mai sforato la propria quota produttiva e pertanto nulla sarebbe da pagare.
Coldiretti ha sempre lavorato per la legalità e la trasparenza; prova ne sono le recenti sentenze del Tar del Lazio con le quali si impugnavano le comunicazioni Agea finalizzate al versamento ed alla rateizzazione del prelievo supplementare ai sensi della legge n. 33 del 2009. La nostra Organizzazione, a differenza di altri, si è costituita in giudizio nei principali ricorsi proposti per chiederne il rigetto, facendo presente l’infondatezza dei motivi prospettati e la distorsione concorrenziale che il contenzioso andava a produrre nei confronti degli allevatori in regola, anche per effetto della prolungata sospensione delle procedure di recupero dei debiti.
Ci sarebbe molto altro da raccontare, ma noi a questo punto non abbiamo più tempo da perdere.
Avevamo promesso che se avessero cambiato le carte in tavola, non avremmo tardato un giorno ad utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo, per tutelare chi in questi anni ha lavorato onestamente.
Questo è il motivo per cui scendiamo in piazza. Non permetteremo a nessuno di prenderci in giro!
Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi. Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti ma visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie, calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi.
Se, sono ancora da rifare i conti, “chi sbaglia paga”, deve valere per i produttori, ma anche per lo Stato.”
Noi siamo un’Organizzazione credibile e pretendiamo la stessa credibilità dal Paese e dalla politica. Una politica che deve tutelare gli interessi generali e non quelli particolari delle lobby. Ma se una forza sociale deve scendere in piazza per far rispettare le leggi, significa che il Paese non è affidabile.
E’ proprio per questo che invito tutti gli allevatori, coloro che hanno sempre rispettato la legge e acquistato regolarmente le quote a partecipare alla nostra mobilitazione che inizierà il 20 luglio da Piazza Montecitorio, a Roma. Solo così tuteleremo davvero i nostri interessi e soprattutto dimostreremo ancora una volta che Coldiretti è un’Organizzazione concreta e coerente che non solo pretende il rispetto della legge, ma soprattutto il rispetto della dignità e della serietà di chi lavora onestamente.
E a proposito di serietà, mi preme brevemente accennare al prezzo del latte e alle trattative con Assolatte interrotte bruscamente a causa di una adeguamento “ridicolo” offerto appunto dalla parte industriale. E’ una situazione incomprensibile! Nell’ultimo anno il prezzo del Grana Padano è cresciuto del 14% e quello del Parmigiano ha avuto un incremento del 22%; dove si perdono questi aumenti?...forse lungo la filiera. Di certo non arrivano agli allevatori, ma gravano sulle tasche dei consumatori. Questa mia precisazione solo perché vorrei evitare che qualcuno immaginasse che gli aumenti di questi prodotti “sono causati” dal prezzo del latte riconosciuto agli allevatori.
Di certo non è così!
Luigi Bisi
Presidente Coldiretti Piacenza
18 Luglio 2010
PERCHE’ LA MOBILITAZIONE DI COLDIRETTI SULLE QUOTE LATTE