E’ riconducibile alle difficoltà economiche in cui versano numerose aziende agricole, la recente decisione da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali di impartire agli organismi pagatori le direttive per la messa in atto delle procedure di anticipo Pac. A renderlo noto è Coldiretti Piacenza nel sottolineare che gli anticipi, fissati nella misura del 70 per cento e partiti a far data dal 16 ottobre scorso, sono subordinati agli esiti dei controlli amministrativi resi disponibili nell’ambito delle funzionalità Sian riservate agli organismi pagatori.
I pagamenti interessati dall’anticipo, fanno sapere dall’organizzazione, sono quelli riconducibili ai titoli (pagamenti di base) e alle pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente, il cosiddetto greening. Sono esclusi dagli anticipi i beneficiari per i quali sono state rilevate anomalie che al momento non consentono l’erogazione dello stesso, le aziende che operano nel regime dei piccoli agricoltori oltre che i pagamenti per il sostegno accoppiato facoltativo.
“L’anticipo dei pagamenti, commenta Giovanni Cremonesi, direttore di Coldiretti Piacenza, si rende di vitale importanza per mettere a disposizione delle aziende le risorse finanziarie utili a dare continuità alle attività produttive messe a dura prova dall’estrema volatilità dei prezzi. Se è vero infatti che i prezzi dei prodotti alimentari al consumo aumentano su base annua dello 0,1 per cento, in agricoltura si registra una profonda deflazione con quotazioni fortemente condizionate dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli delle materie prime e quindi non solo petrolio e metalli preziosi ma anche grano, mais e soia declassando, di fatto, il cibo a merce di scambio anonima e indifferenziata”.
“In questo contesto, conclude Cremonesi, alle speculazioni internazionali che spesso non hanno nulla a che fare con la reale situazione di mercato si aggiungono le distorsioni di filiera anche a livello nazionale con il risultato che, nel giro di un anno, le quotazioni del grano duro hanno perso il 43 per cento mentre si registra un calo del 19 per cento del prezzo del grano tenero. Una situazione insostenibile, con livelli di remunerazione tornati indietro di 30 anni e che non consentono una programmazione degna di qualsiasi attività imprenditoriale che possa davvero definirsi tale con il forte rischio di trovarsi in situazioni finanziarie problematiche e di non poter dare continuità alle attività e garantire alta qualità e sicurezza alimentare ai consumatori.”