12 Agosto 2010
COLDIRETTI: POMODORO CINESE VENDUTO COME MADE IN ITALY

Dopo la scoperta della maxi frode alimentare in un’azienda di Reggio Emilia che produceva e metteva in commercio confezioni il cui contenuto, doppio concentrato di pomodoro, proveniva dalla Cina, ma era furbescamente etichettato made in Italy, l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine non può più attendere. Ci auguriamo davvero, commenta il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, che alla ripresa dei lavori parlamentari, come è stato annunciato, questo provvedimento sia messo all’ordine del giorno.
Le indagini dopo aver portato alla luce 220 mila confezioni già pronte per essere immesse in commercio, hanno appurato che l’azienda miscelava doppio concentrato di pomodoro proveniente dalle province di Parma e di Reggio con quello di origine cinese.
E’ solo l’ennesima truffa rinvenuta grazie al lavoro dei carabinieri del Nucleo Antifrode di Parma.
“Anche stavolta, ribadisce il presidente di Agrimercato Piacenza Giovanni Manfredi, a rimetterci sono i consumatori, non solo con seri rischi per la  salute, (e ogni giorno ci sono casi concreti di gravi intossicazioni alimentari), ma anche perchè non sono liberi di scegliere consapevolmente cosa portare nel proprio piatto, e naturalmente gli imprenditori agricoli che subiscono una concorrenza sleale. Purtroppo solo in questi casi ci si rende conto del valore dell’origine e dell’importanza di metterci la faccia, come fanno le aziende che vendono direttamente in azienda o nei mercati di Campagna Amica. In quei casi i consumatori sono certi dell’origine e della qualità del cibo che acquistano.”
“Il nostro prodotto, in questo caso pomodoro, continua Bisi, è sottopagato e noi non riusciamo a coprire i costi di produzione, ma in Italia ne entrano enormi quantità dall’estero, e vorrei ricordare che nei primi mesi dell’anno gli sbarchi di concentrato cinese sono triplicati.  Ecco dove finisce! Nelle confezioni etichettate made in Italy! Non possiamo sempre attendere i controlli delle forze dell’ordine, è necessaria una normativa che impedisca queste “truffe legalizzate”.
A questo punto, sottolinea il presidente di Coldiretti Piacenza,  ben venga l’accordo che gli stessi industriali del pomodoro, in particolare l’Aiipa, il mese scorso ha sottoscritto con Coldiretti e le cooperative agricole dell’Unci un dossier con una serie di richieste tra cui l’obbligo di indicare l’origine del pomodoro utilizzato nei derivati del pomodoro, un protocollo sanitario per il controllo del concentrato cinese in ingresso nei porti comunitari e l’attivazione di meccanismi di salvaguardia con l’introduzione di un dazio doganale aggiuntivo come misura antidumping prevista dalla normativa comunitaria.
Siamo sicuri, continua Bisi, che gli industriali si ricorderanno del valore del made in Italy, e del grave danno economico che la mancata etichettatura e questa importazione incontrollata provocano anche fra qualche mese, al momento di sottoscrivere il prezzo del pomodoro per la prossima campagna.  Negli anni passati, purtroppo, abbiamo assistito a “tavoli del pomodoro” in cui tutti confermavano la qualità e la supremazia del pomodoro italiano e l’importanza della filiera per tutta l’economia, ma poi quando era ora di riconoscere il giusto valore, venivano tirati in ballo i mercati globali e le dinamiche internazionali.
Probabilmente conclude Bisi, questi fatti sono proprio il risultato di certe dinamiche, in particolare di coloro che “predicano” il made in Italy, ma poi si comportano esattamente al contrario, affermando che l’importante non è il prodotto, ma la marca e lo stabilimento in cui viene fatto e confezionato. Quindi automaticamente uno stabilimento situato nel bel Paese trasforma magicamente in italiano anche il pomodoro cinese.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi