10 Agosto 2010
COLDIRETTI PIACENZA: UN CALO DEL 20% PER IL POMODORO DA INDUSTRIA

Si è riunita nei giorni scorsi la commissione pomodoro di Coldiretti Piacenza, che ha visto una gremita  presenza di imprenditori agricoli e di rappresentanti delle principali strutture di autotrasformazione del nostro territorio.
Per quanto riguarda l’andamento della campagna in corso, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, purtroppo sono emersi due fattori estremamente preoccupanti, una riduzione delle produzioni di oltre il 20% e una ritardo nella raccolta con tutte le incognite che ne conseguono e che porteranno a dover lasciare parecchio pomodoro nei campi; non termineremo di raccogliere prima dell’inizio di ottobre e questo determinerà enormi difficoltà legate alla stagione e alle piogge. Anche quest’anno in diversi casi i nostri produttori non riusciranno, quindi, a coprire i costi di produzione.
La concorrenza del prodotto estero, ricorda Bisi, è fatta di prezzi bassi, ma di altrettanta bassa qualità. Le importazioni nascondono fenomeni di dumping sociale, con i costi del prodotto ridotti ai minimi termini per assenza nel Paese d’origine di garanzie per i lavoratori, per l’uso in campagna di prodotti chimici da noi vietati, per industrie di trasformazione prive di sistemi adeguati di depurazione per tutelare l’ambiente circostante e per i grandi problemi sanitari dovuti soprattutto ai livelli di muffe presenti nel prodotto.
“Per questo, ribadisce il presidente di Coldiretti, si rende sempre più necessario introdurre un’etichettatura obbligatoria che garantisca il consumatore finale e valorizzi un comparto che in caso contrario rischia di sparire dalla pianura padana.”
Il settore del pomodoro con i suoi trasformati, rappresenta anche all’estero, uno dei primati dell’agroalimentare italiano maggiormente apprezzati e, per non perdere questa leadership, sarà necessario che la coltura del pomodoro torni a riconoscere un reddito anche alle aziende produttrici, oltre che ai trasformatori. La filiera del pomodoro ha bisogno di credibilità, di trasparenza, di regole certe e di soggetti che siano in grado di far rispettare queste regole. E questo sarà sicuramente uno dei compiti e degli obiettivi principali del distretto.
“In questi ultimi tempi, continua Bisi, all’interno dello stesso distretto, si è svolto un intenso lavoro per agevolare il passaggio del sistema-pomodoro alla nuova Ocm. Due sono stati i punti fondamentali su cui si è lavorato: l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta e un apparato di regole chiare, certe e condivise che possano consolidare ed aiutare il sistema, diminuendo nel contempo la burocrazia. Affinchè la filiera funzioni, tutti gli anelli devono collegarsi in modo perfetto, ma anche in modo assolutamente trasparente; pertanto la produzione e la trasformazione (industrie e strutture di auto trasformazione) devono assecondare le richieste del mercato.”
Il ruolo delle Op, in questo meccanismo è fondamentale; e Coldiretti darà il suo sostegno a quelle che si rendano credibili per fare il bene e l’interesse del socio, che significa bene del comparto e bene del sistema territorio. Le Op che tengono insieme i propri soci attraverso sotterfugi e manovre strane, sono proprio quelle che provocano danni alla parte buona del settore.
“Sono finiti i tempi dei ricatti, rassicura Bisi, questo è il tempo di semplificare e omologare il comportamento di tutte le Op. Serve un profondo ripensamento dei ruoli e delle politiche generali e in questa direzione anche la fine dei contributi accoppiati potrà certamente dare maggiore stabilità e trasparenza, ma soprattutto dobbiamo riuscire a mettere fuori dal sistema chi oggi agisce solo per interessi personali, perché in gioco c’è un settore strategico al quale in Emilia Romagna, e in particolare a Piacenza, non possiamo rinunciare.”
Un ultimo invito rivolto ai produttori, dal presidente di Coldiretti Piacenza, è stato quello di evitare ogni  trattativa privata con le industrie, perché l’unico strumento di riferimento deve rimanere l’OP che, se ben organizzata e ben gestita, ha la capacità di leggere il mercato globale e programmare conseguentemente gli investimenti.
“L’agricoltura, ha concluso Bisi, non può continuare ad essere il soggetto debole ovunque; basti dire che sul costo complessivo di una bottiglia di passata, pagato dal consumatore, solo il 9% rappresenta il valore del pomodoro in esso contenuta, dato che evidenzia come il reddito, nella distribuzione del valore all’interno della filiera, avvenga in maniera del tutto inadeguata.”

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