Si è riunita nei giorni scorsi la commissione pomodoro di Coldiretti Piacenza, in vista dell’incontro del tavolo con gli industriali; tavolo, che però, purtroppo si è concretizzato in un nulla di fatto.
“Sono mesi, commenta il presidente provinciale Luigi Bisi, che lavoriamo in sintonia con le Op e con gli stessi industriali per stabilire una media di costi di produzione; importo minimo da cui partire per avviare le trattative. Quando si è trattato di condividere le modalità e gli intenti, tutti i soggetti della filiera si sono dimostrati d’accordo e favorevoli, ma ora che dobbiamo iniziare a lavorare effettivamente su numeri concreti, la parte debole continua ad essere l’agricoltura. L’importo calcolato tenendo conto di valori minimi, senza considerare situazioni eccezionali, come il maltempo ed altre variabili, che peraltro negli ultimi anni hanno sempre condizionato la campagna, è di 6.300 euro ad ettaro, ma purtroppo ciò che ci è stato offerto è stato tutt’altro che adeguato.”
“Ci aspettavamo, commenta il responsabile dell’area economica di Coldiretti Piacenza Giovanni Morini, che quella fosse la base su cui iniziare a costruire, anche perché, come è ovvio, occorre considerare anche la remunerazione del lavoro dell’imprenditore agricolo, così come gli investimenti necessari. Pensavamo che l’intera filiera avesse raggiunto una maturità tale da comprendere che non si può continuare a produrre in “perdita”.”
“Evidentemente, prosegue Bisi al sistema industriale non serve il nostro pomodoro perché questo è il metodo per “costringere” i nostri produttori a scegliere altre coltivazioni, essendo quello attuale, un momento favorevole per valide alternative colturali, con grave danno non solo per gli agricoltori, ma soprattutto per i consumatori. A questo proposito è sempre più impellente la necessità che venga introdotta l’etichettatura obbligatoria e che l’Unione Europea ascolti finalmente le richieste dei cittadini.”
“I produttori, ribadisce il presidente di Ainpo Filippo Arata, non possono più sopportare un’annata come questa, con un prezzo che non copre i costi di produzione, importazioni incontrollate dall’estero che nascondono fenomeni di dumping sociale, con i costi del prodotto ridotti ai minimi termini per assenza nel Paese d’origine di garanzie per i lavoratori, per l’uso in campagna di prodotti chimici da noi vietati, per industrie di trasformazione prive di sistemi adeguati di depurazione per tutelare l’ambiente circostante e per i grandi problemi sanitari. Per questo, anche come Distretto abbiamo chiesto formalmente un sistema di etichettatura che valorizzi i prodotti italiani. Altrettanto importante sarà l’introduzione e il rispetto di regole certe che rappresentino una garanzia di serietà e trasparenza per tutti coloro che hanno sempre lavorato per mantenere i primati del pomodoro piacentino”.
“Se il prezzo non sarà adeguato, conclude Bisi, inviteremo i nostri produttori a valutare attentamente le superfici da coltivare, così come indirizzeremo il pomodoro verso quelle strutture serie che effettivamente e concretamente lavorano per far crescere la filiera.
Coldiretti Piacenza, è sempre disponibile a trovare soluzioni condivise che consolidino la filiera e a sedersi al tavolo con tutti gli attori con serietà e concretezza, ma pretende che alle parole seguano i fatti…purtroppo l’atteggiamento di questi giorni non sembra andare in questa direzione”
10 Dicembre 2010
COLDIRETTI PIACENZA: “PER SALVARE IL POMODORO PIACENTINO SERVONO FATTI E NON CHIACCHIERE”