Il Comitato permanente per la produzione biologica ha approvato, nei giorni scorsi, le norme comunitarie per la produzione di “vino biologico”. In base al nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette.
Inoltre, l’etichetta dovrà riportare il logo biologico dell’UE e il numero di codice del competente organismo di certificazione e rispettare le altre norme in materia di etichettatura del vino.
Le norme attualmente in vigore, sottolinea il responsabile vitivinicolo di Coldiretti Piacenza Dario Panelli, prevede la certificazione soltanto per le uve e la sola dicitura consentita è “vino ottenuto da uve biologiche”. Finalmente, grazie alla pressione della nostra Organizzazione, anche il settore vitivinicolo, l’unico al quale ancora non si applicava integralmente la normativa dell’UE sulla produzione biologica, potrà vantare in etichetta “vino biologico”.
Il nuovo provvedimento europeo introduce una definizione tecnica di vino biologico: il regolamento stabilisce le tecniche enologiche e le sostanze autorizzate. Una di queste norme fissa il tenore massimo di solfito per il vino rosso a 100 mg per litro (150 mg/l per il vino convenzionale) e per il vino bianco/rosé a 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale), con un differenziale di 30mg/l quando il tenore di zucchero residuo è superiore a 2 g/l.
“Il tenore di solforosa, prosegue Panelli, secondo noi, è ancora troppo elevato, quindi continueremo a lavorare, affinché il contenuto dei solfiti nel vino biologico venga almeno dimezzato rispetto al convenzionale, per arrivare alla loro eliminazione non appena le tecniche di vinificazione e la sperimentazione lo consentiranno”.
“Riteniamo, altresì, ribadisce il direttore di Coldiretti Piacenza Massimo Albano, che questa tipologia di prodotto possa avere un mercato ben specifico, ma sono indispensabili elevate professionalità e una cultura che sappia coniugare vino, territorio e ambiente; occorre, insomma, saper offrire al consumatore un prodotto che si differenzi nettamente, rappresentando un’ulteriore distintività del territorio di produzione. Ovviamente siamo altrettanto convinti che il vino biologico, possa essere prodotto solo nelle aree vocate dove sussistono effettivamente i requisiti per garantirne standard di qualità elevati e tipicità”.
“Nonostante ciò, conclude Albano, l’approvazione di questo regolamento è sicuramente positiva, in quanto il consumatore potrà finalmente riconoscere il vino biologico, insomma un ulteriore tassello nell’ottica della trasparenza.
10 Febbraio 2012
COLDIRETTI: FINALMENTE UN REGOLAMENTO SUL VINO BIOLOGICO