Delegazione Coldiretti Piacenza a il giallo Coldiretti circonda la sede della
Montecitorio Regione Lombardia
Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti, ma visto che venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca 2,4 miliardi di euro a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi.
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini alla manifestazione a Piazza Montecitorio con migliaia di allevatori e coltivatori provenienti da tutte le Regioni mentre è iniziata la discussione della manovra finanziaria con l’emendamento sulle quote latte.
Molti manifestanti, tra cui il presidente dell’Associazione Piacentina Latte Fabio Minardi, sono andati in piazza con i cartelli che raccontano la propria storia personale: “Ho pagato migliaia di euro per mettermi in regola. Se vi siete sbagliati ridatemeli”.
“Noi rispettiamo - ha precisato Marini - sempre la legge, ma la legge rispetti noi e se sono ancora da rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori, ma anche per lo Stato”. Da uno studio della Coldiretti si evidenzia infatti che ad oggi i produttori di latte in regola hanno subito costi per la gestione delle quote latte pari a 2,42 miliardi di euro dei quali 1,7 miliardi per l’acquisto, 150 milioni per l’affitto, 220 per il versamento del prelievo e 350 milioni per l’adesione alla rateizzazione prevista dalla legge 119/03.
Sono queste le somme che la Coldiretti chiede di restituire agli allevatori: “Quote latte: lo Stato deve ancora accertare? Allora ci restituisca i soldi che ci ha fatto pagare”. La questione quote ha monopolizzato il dibattito parlamentare e rischia di fare passare sotto silenzio i veri problemi degli allevamenti da latte che sono il prezzo, le contraffazioni e le importazioni anonime, ma anche le altre situazioni di difficoltà del settore agricolo che ci auguravamo la manovra potesse risolvere. Stabilizzare le aliquote ridotte per i contributi previdenziali versati dagli imprenditori agricoli nelle zone montane e svantaggiate in scadenza il 31 luglio, scongiurare l’insostenibile aumento delle accise del gasolio e garantire risorse al fondo bieticolo saccarifero sono vere e proprie emergenze che devono essere affrontate per evitare che il settore agricolo sia l’unico nel quale si verifica un aumento delle tasse.
Le motivazioni della dilazione per le multe quote latte sono anche legate, secondo l’emendamento, alla necessità di accertamenti che lo Stato dovrebbe ancora fare sull’effettivo superamento, negli anni passati, da parte dell’Italia della quota assegnata. Ecco perché la Coldiretti dice che se lo Stato si è sbagliato a fare i conti intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie.
Tra i problemi urgenti che riguardano il settore lattiero caseario, il vice presidente nazionale della Coldiretti Nino Andena si è soffermato soprattutto sul prezzo del latte, al centro, insieme alle quote latte, della mobilitazione organizzata a Milano davanti al Pirellone. Gli allevatori per continuare la loro attività, ha proseguito Andena, non possono prescindere da un prezzo equo, perché il nostro latte deve sottostare ai disciplinari di produzione, mentre Assolatte ci ha offerto un aumento di pochi centesimi di euro al litro, dimenticandosi però che due anni fa hanno abbassato il prezzo del 30 per cento.
LA QUESTIONE DELLE QUOTE LATTE
La questione quote latte è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992 con la legge 468 poi il 2003 con la legge 119 e infine il 2009 con la legge 33, sono le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte in Italia. Degli attuali 40mila allevatori oggi in attività nel nostro Paese (erano 120mila nel 1996) sono solo un po’ più un migliaio quelli che devono alle casse dello Stato 1,7 miliardi di euro di multe maturate in questi ultimi anni.
Molti allevatori si sono messi in regola in questi ultimi anni, 15mila hanno rateizzato con la legge 119 del 2003, per 350 milioni di euro, mentre altri 220 milioni di “multe” sono stati regolarmente pagati in questi ultimi 12 anni. Con l’aumento di quota nazionale previsto dalla legge 33 quest’anno per la prima il nostro Paese non supera la propria quota nazionale e quindi per la prima volta non saranno pagate “multe” all’Unione Europea. Inoltre, con la stessa legge 33 circa 15mila posizioni (tra possessori di quota B, affittuari di quota e altri produttori) sono state sistemate.
Restano ad oggi 1300 splafonatori (che hanno prodotto negli anni più della quota assegnata) che non sono in regola e non hanno mai pagato multe ai quali l’emendamento nella manovra consente una ulteriore dilazione di sei mesi nel pagamento.