15 Maggio 2012
LATTE: CHE FINE FANNO I SOLDI ITALIANI

E’ di questi giorni la notizia che il ministro Passera vuole capire la destinazione del “tesoretto della Parmalat”. Il miliardo e mezzo di euro risparmiato dal Commissario Bondi e lasciato al gruppo francese con l’impegno di non distribuire utili agli azionisti in misura maggiore del 50% fino al 2020, pare stia prendendo altre direzioni. Quei soldi dovevano servire allo sviluppo dell’impresa ed essere investiti in Italia a favore dell’economia locale, ma i francesi, come è nei loro diritti, hanno già deciso lo spostamento del patrimonio in Francia.
“In una situazione di crisi come è quella dell’Italia, dichiara il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, pensare che soldi italiani vengano materialmente portati all’estero è davvero preoccupante. Quando tutti cantavano vittoria, lo scorso anno, per l’acquisizione Parmalat da parte della Lactalis noi, più volte, abbiamo espresso i nostri timori, chiedendo un progetto industriale ed un impegno per il made in Italy, un impegno ad acquistare materie prime nazionali. Ad un anno di distanza purtroppo i fatti ci danno ragione. Non solo non c’è stato questo tipo di impegno, ma anche gli investimenti da fare in loco, legati all’occupazione e allo sviluppo sembrano essere passati nel dimenticatoio”.
“Non è possibile, sottolinea il presidente dell’Associazione Piacentina Latte Fabio Minardi,  continuare a farci prendere in giro da queste situazioni, le nostre stalle rischiano di chiudere e gli industriali ci propongono 37 centesimi per il nostro latte, nonostante il mercato del Grana Padano, per fare un riferimento locale, continui ad essere in crescita”.
“Ben venga quindi l’intervento del ministro Passera che ha chiesto spiegazioni… prosegue Minardi, ma non basta, occorre andare fino in fondo. E se c’era un impegno a investire in Italia deve essere rispettato. Le istituzioni preposte hanno il dovere di controllare. E’ una questione di serietà e di trasparenza nei confronti di tutti gli allevatori che in questi anni con sacrificio hanno mantenuto in piedi un settore fondamentale per il Paese. Il merito del valore del made in Italy è nostro. E’ l’agricoltura con i suoi prodotti che ha creato questo valore aggiunto che nel mondo tutti vorrebbero, non possiamo ogni volta svenderlo”.
“Anche in questo caso Coldiretti, conclude il presidente Bisi, ormai da anni sottolinea che i marchi si comprano, le ricette si copiano e alla nostra agricoltura resta ben poco. E’ pertanto indispensabile rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine su tutti i prodotti, in modo ben leggibile in etichetta. Solo così i consumatori potranno davvero scegliere liberamente e rendersi conto che spesso dietro a italianissimi marchi e a bandiere tricolori, del Bel Paese non c’è proprio nulla. C’è una legge del gennaio 2011 approvata all’unanimità ed in modo bipartisan, ma non si sa come i decreti attuativi sono chiusi in qualche cassetto… e la chiave non è certo in mano all’agricoltura”.

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