foto a sinistra: Il presidente di Coldiretti Piacenza al tavolo dei relatori durante la presentazione presso la Regione Emilia Romagna. Da sinistra Luigi Bisi, Mauro Tonello, Tiberio Rabboni, Damiano Zoffoli, Gianluca Lelli
foto a destra: Il presidente del Consorzio Salumi Tipici Piacentini Roberto Belli durante l’intervento
La Regione Emilia Romagna è a fianco di Coldiretti nella mobilitazione per la difesa dei prodotti emiliano romagnoli dalla concorrenza sleale dei “falsi di Stato”, gli alimenti che con marchi e colori richiamano l’italianità, ma che in realtà vengono prodotti all’estero. E’ quanto emerso in un incontro promosso oggi in Regione da Coldiretti, dopo che l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, aveva risposto ad una interrogazione di consiglieri di maggioranza (primo firmatario, Damiano Zoffoli) che chiedeva alla giunta regionale un intervento presso il Governo per tutelare il made in Italy.
All’incontro era presente anche una delegazione di Coldiretti Piacenza con il Presidente Luigi Bisi insieme al presidente del Consorzio Salumi Tipici Piacentini Roberto Belli, che ha fatto l’intervento “rappresentando simbolicamente” tutti i consorzi di tutela dell’Emilia Romagna
“L’interrogazione, ricorda Bisi, prende le mosse dal caso Simest, la società partecipata dal ministero dello Sviluppo economico, che finanzia la produzione in Romania di formaggi di pecora da latte rumeno, commercializzati con marchi che richiamano il made in Italy, come “Dolce Vita” e “Pecorino”, e che ha firmato un accordo con una grossa ditta italiana per finanziare negli Stati Uniti la commercializzazione di prodotti della salumeria italiana, con nomi che evocano i prodotti tipici della gastronomia nazionale e delle specialità regionali, come culatello, bresaola, finocchiona, soppressata, ottenuti però con ingredienti, materie prime e manodopera esteri”.
“E’ un caso che grida vendetta, ha dichiarato il Roberto Belli durante il suo intervento, noi che siamo la regione principe della salumeria italiana non possiamo permettere che vengano “spacciati” per italiani prodotti che non hanno nessun legame con il territorio d’origine, ma anzi creano concorrenza sleale e danni a tutte le nostre eccellenze. Proprio in questo periodo in cui le risorse destinate alla promozione continuano a diminuire non è possibile che soldi pubblici vengano utilizzati per produrre “italian sounding”.
La risposta dell’assessore Rabboni, che definisce i finanziamenti della Simest “in palese contraddizione con le molteplici iniziative finalizzate alla tutela ed alla valorizzazione delle nostre produzioni di qualità” esprimono il parere della Giunta regionale e costituiscono di fatto un indirizzo per la Regione per contrastare la contraffazione dei prodotti agro-alimentari regionali e nazionali e chiede al Governo di introdurre “adeguati criteri per la valutazione dei progetti destinati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, garantire la piena trasparenza dell’operato di Simest, potenziare le iniziative di contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani”.
La vicenda dei “falsi di Stato” è stato affrontata anche in un incontro successivo in cui alcuni dirigenti di Coldiretti tra cui il presidente regionale Mauro Tonello, il direttore regionale Gianluca Lelli e il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi hanno incontrato il presidente dell’assemblea legislativa, Matteo Richetti.
“E’ evidente, ha sottolineato Tonello, il danno che questi falsi prodotti italiani generano per le produzioni tipiche italiane, anche quelle del nostro territorio regionale che vanta 34 prodotti Dop e Igp e oltre 200 prodotti iscritti all’albo nazionale dei prodotti tipici. Gli alimenti prodotti all’estero traggono in inganno il consumatore circa la loro vera origine, danneggiando l’immagine delle produzioni tipiche italiane”.
Coldiretti Emilia Romagna ricorda che l’italian sounding, come viene definita la produzione di falsi alimenti che richiamano nei nomi e nei colori quelli italiani, ruba all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Il dato è ancora più eclatante se pensiamo che il valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane è pari a 28 miliardi di euro.
Per queste attività all’estero, Simest nel 2010 ha stanziato 123 milioni di euro, che in Italia potrebbero rappresentare circa 4.000 stipendi di media entità, oppure avrebbero potuto consentire l’avvio di allevamenti bovini da 200/250 capi creando 500 nuovi posti di lavoro.
Molteplici sono le istituzioni e gli enti pubblici che hanno aderito anche a Piacenza tra cui la Camera di Commercio di Piacenza, il Consorzio Salumi Tipici Piacentini, il Consorzio Vini Doc Colli Piacentini, le associazioni dei consumatori: Federconsumatori e Adoc, oltre a numerose amministrazioni comunali che hanno deliberato in favore della iniziativa e che giornalmente continuano ad aumentare.
“E’ un’iniziativa che facciamo per il bene del Paese e la trasparenza delle nostre produzioni, conclude Bisi, per questo ci fa piacere che la condivisione dimostrata sia pressoché totale”