Cala la produzione mondiale, aumentano, seppur leggermente, i prezzi. Dopo una estate segnata dal rincorrersi delle notizie provenienti dalla Russia che hanno generato un balletto delle quotazioni, si è ora in attesa di capire se il trend al rialzo fatto registrare per il grano si mantenga anche nelle prossime settimane. Ciò fermo restando il fatto che le quotazioni restano comunque in Italia ancora del tutto insufficienti per le imprese agricole.
“Le prospettive di mercato, commenta il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, hanno già determinato un aumento dei prezzi ma il nostro Paese resta fortemente dipendente dall’estero, tanto da dover importare circa 4 milioni di tonnellate di frumento tenero che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti mentre 2 milioni di tonnellate di grano duro arrivano in un anno per coprire oltre il 30 per cento del fabbisogno per la pasta”.
“In altre parole, continua Bisi, è fatto con grano importato dall'estero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia. Si tratta del risultato delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo dall'industria italiana che ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato”.
Il risultato è che in Italia si è verificato un calo delle superfici coltivate dell’1 per cento per il grano duro destinato alla produzione di pasta e del 5 per cento per quello tenero per il pane secondo il bollettino Agrit del Ministero delle Politiche Agricole.
“Proprio per dare risposte alle esigenze delle imprese, sottolinea il presidente, è nata la più grande società europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori, varata a luglio dalla Coldiretti che ha il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non ogm. Ed in questo percorso di valorizzazione dei cereali, nel nostro territorio, conclude Bisi, è fondamentale il ruolo svolto dal Consorzio Agrario di Piacenza per i progetti di filiera che è riuscito a concretizzare, ma anche per le opportunità che saprà cogliere grazie al supporto di Consorzi Agrari d’Italia, di cui è parte attiva. Questa pertnership per la realizzazione di una filiera dei cereali tutta agricola e tutta italiana certificata costituisce sicuramente una garanzia non solo per gli imprenditori agricoli, ma anche per l’intero territorio”.
1 Ottobre 2010
COLDIRETTI: FILIERA DEI CEREALI, FONDAMENTALE IL RUOLO DEL CONSORZIO AGRARIO