“Nell’ultima settimana abbiamo letto una serie di dichiarazioni davvero sconcertanti, da parte di illustri rappresentanti del mondo industriale; non che prima non ce ne fossero state, ma recentemente riteniamo che abbiano veramente esagerato, facendo emergere il loro reale pensiero e la loro strategia per valorizzare il made in italy”. Così il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi commenta gli articoli pubblicati da importanti quotidiani nazionali con le interviste ai presidenti di Federalimentare, di Anicav e di Parmacotto.
“Auricchio su Repubblica della scorsa settimana ha dichiarato che il made in italy è fatto di tecnologia e di trasformazione, non esclusivamente di materie prime locali. Il presidente di Federalimentare ha proseguito difendendo le imprese che acquistano materie prime e semilavorati all’estero e li trasformano in prodotti nazionali, definendola una garanzia di qualità del prodotto; i consumatori sono tutelati dalla marca. Non meno grave, prosegue il presidente Bisi, è quanto affermato da Pancrazio dell’Anicav al Sole 24 Ore, secondo cui per il pomodoro italiano non c’è pericolo dalla Cina, perché da questo paese arriva solo concentrato e gli italiani non utilizzano concentrato. E’ così sicuro il presidente dell’Anicav, che il concentrato cinese non venga trasformato in prodotto nazionale e non compaia con la bandierina tricolore all’interno di tubetti in bella mostra sugli scaffali dei supermercati? Quindi continuiamo a far entrare il pomodoro cinese a invadere i mercati e creare concorrenza sleale e inganno per i consumatori? Questo non provoca nessun danno?
E poi, ancora, leggiamo le dichiarazioni di Rosi, (patron di Parmacotto), su Panorama Economy, secondo il quale il salame può essere fatto negli Stati Uniti e culturalmente è normale considerarlo un prodotto made in italy, perché ciò che conta è il know-how, la lavorazione delle carni, la cultura. Quindi, un alimento può essere definito made in italy anche se prodotto all’estero, con materie prime straniere, l’importante è che ci sia la tecnologia italiana? Mi sembra davvero un assurdo, sottolinea Bisi, e soprattutto un enorme danno per tutte quelle industrie “buone” che etichettano italiano, i prodotti che italiani lo sono davvero”.
“A questo punto, continua il presidente di Coldiretti Piacenza, una domanda sorge spontanea: con questi presupposti sarebbe normale delocalizzare tutta la nostra produzione; all’estero le materie prime hanno un costo inferiore, si utilizza la tecnologia e il know-how italiano, che senso ha mantenere le aziende in Italia? E’ questo che intendono gli industriali? Probabilmente manca un passaggio fondamentale, e non voglio tornare all’indicazione obbligatoria dell’origine del prodotto, perché quello è scontato; l’origine è davvero l’unica arma che abbiamo per difendere il made in italy dagli inganni del prodotto estero, per consentire al consumatore di scegliere consapevolmente e per permettere agli imprenditori agricoli di continuare a presidiare il territorio. Mi preme sottolineare, l’etica del lavoro e delle aziende, l’occupazione, l’indotto e tutto quello che gira attorno ad una azienda in Italia; senza dimenticare che in alcuni paesi esiste lo sfruttamento della manodopera minorile, le normative igienico sanitarie non sono certo rigide come in Italia e c’è la possibilità di utilizzare prodotti che nel nostro Paese sono vietati da anni”.
“E soprattutto,conclude Bisi come la pensano gli industriali “buoni” del nostro territorio, quelli che realmente trasformano prodotti italiani e valorizzano il made in Italy? I produttori di Grana Padano, di salumi dop, o i trasformatori di pomodoro del nord, per citarne alcuni. Se, come riteniamo e auspichiamo, sono concordi con noi, sarebbe opportuno che assumessero posizioni precise, per evitare di apparire accondiscendenti con questi imprenditori che, a quanto pare, mirano di più ai guadagni e alle speculazioni, piuttosto che alla tutela del patrimonio agroalimentare italiano”.
11 Settembre 2010
COLDIRETTI PIACENZA: E’ COSI’ CHE GLI INDUSTRIALI VALORIZZANO IL MADE IN ITALY?